DISORIENTATI

E’ così che ci si sente una settimana dopo l’indescrivibile esperienza umana vissuta correndo con il Ceck. E’ così che un ancora stordito Sartamagù e una malinconica Ballerini si ritrovano in quel di Ponte a Elsa girovagando con testa leggera nelle colline circostanti. Il paesaggio è stupendo, la giornata solare ma il centro della nostra conversazione è sempre quello: “…ah, ma che esperienza correre col Ceck!”. E’ anche vero che abbiamo potuto approfittare dell’assenza del Guru per tenere un’andatura decente al cospetto di quella riprovevole della settimana scorsa, non fosse altro che per la mancanza di quel ronzio che recitava in continuazione “…ué, non so se ve l’ho detto ma mi fa male il ginocchio!”
Il Ceck non c’era ma come accade per i personaggi noti e stranoti, alla fine è stato come se ci fosse. E lo è stato fin dal primo mattino quando in preda alla sindrome dell’abbigliamento familiar-comune, il sottoscritto stava per uscire di casa con i pantaloncini della moglie; così dopo l’ormai famoso alluce ridotto modello Ceck avremmo avuto un Sartamagù stile tutù…che fa anche rima.
Caricato Sartalook sulla Lentomobile (soprannome della mia auto per il quale pago regolarmente i diritti d’autore a Sartaciccio) ci siamo diretti verso il consueto ritrovo alla Sala 78, quando abbiamo superato tre Spensierati fra i quali nonno Bandini che stavano correndo nella stessa direzione. “Ma che bravi…fanno un po’ di riscaldamento” mi sono detto, anche se il passo non mi sembrava proprio da riscaldamento. In effetti più che riscaldati, scopriremo in seguito che erano incacchiati come iene per lo scherzone (poco originale, tra l’altro) che la Ballerini gli aveva tirato all’alba. Li ha fatti presentare a casa propria con la scusa del si parte da qui e se n’è partita dall’uscita di servizio sghignazzando in automobile. Son cose brutte.
Io e Sartalook partiamo per ultimi e chiudiamo a chiave come è il nostro solito ma prima del primo ristoro raggiungiamo il gruppo compatto degli Spensierati. Infatti il di loro presidente è stato chiaro: “…un altro servizio esclusivo ai Sartaciglioni e io mi dimetto!”. Da qui la Ballerini con orecchie da Cocker si diletta nel fotografare ogni performance del loro gruppo, compreso il tentativo di impossessarsi di una gru gigante. Il nostro arrivo però scombina i suoi piani e l’attrazione per le pose caratteristiche del duo Sarta viene interrotta solo dall’epica scena del ringraziamento di Sartamagù a nonno Bandini (con tanto di lucidatura del giallo calzino!), tributata per la concessione dell’esclusiva Balleriana nella settimana precedente.
Arrivati “in sulla concimaia” come diceva la mi’ nonna, il pensiero mi vola spontaneo ad un podista di cui non posso fare il nome ma al quale oggi non riesco proprio a fare a mendo di pensare. La Ballerini è lì che aspetta come una faina lo scatto felice ed il risultato lo avrete già scoperto sulla home page.
Passando ad altro, oggi Sartalook è in grande spolvero e se in discesa rimane qualche metro indietro, in salita minaccia di andarsene sollevando polvere anche sull’asfalto. Sarà per la sua tenuta da Sub con la quale corre e dice di tenere i ginocchi al caldo (secondo me va molto veloce per arrivare in fretta a togliersela!), sarà che per tre settimane dovrà fare a meno di correre per impegni di lavoro dall’altra parte del mondo, sarà la primavera…ma se continua così in un paio di mesi questo ci saluta e va a correre col Ceck. E sempre lì si torna.
Io e la Ballerini, che abbiamo invece lo stesso passo, disquisiamo sul come l’impatto della conoscenza del Ceck abbia cambiato le nostre vite. La sua parecchio di più visto il maggior tempo esposto al fenomeno. Se in meglio o in peggio è brutto dirsi e ci rifugiamo nel richiamo alla relatività di tutte le cose.
Nel frattempo si infittisce il mistero dell’infiltrato/a che fa da connessione fra Graziella e mia moglie, visto che entrambe mi dicono di conoscere l’altra anche se io non le ho mai presentate! E sono talmente organizzate bene che alla quarta volta che provo a chiedere lumi alla podista Veltroniana (“non voglio legami…io corro da sola!”) escono dal nulla due cani stile Pit Bull (non mi intendo di cani ma la faccia e l’appetito che dimostravano mi fanno pensare a loro!) e ci interrompono. Capisco che non è il caso di insistere.
Torniamo a parlare del Ceck e della sua intenzione di correre la prossima maratona di Pisa sui pattini (vero?) ma questo ci porta su un argomento assai più interessante e cioè l’equivoco in cui Giuliana e Graziella sono cadute nell’aderire al servizio scopa. Non vogliamo essere volgari nel descrivere in modo particolareggiato cosa avessero capito le due quanto mai spensierate ma quando gli abbiamo spiegato che stare 6 ore sulle gambe significava sulle proprie, la delusione sul loro volto si è fatta tangibile.
Arrivati ormai sul traguardo, io, Sartalook, la Ballerini e la Rivelazione (giovane promessa scoperta dalla Ballerini) decidiamo di tornare a prendere i loro compagni spensierati arretrati. Lo facciamo chiaramente a retrorunning in modo da non falsare il contachilometri. Poi ripartiamo e tiriamo nuovamente fino all’arrivo con una volata che si conclude precisamente al tavolo della pappa al pomodoro più buona che abbia mai mangiato.
E così se n’è andata un’altra splendida mattina con 22 km macinati senza pensarci nemmeno. Tutto perfetto tranne…ah…se solo lui fosse stato con noi….

Alla prossima

Sartamagù

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A DENTI STRETTI

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Quando si è signori va riconosciuto. E non tanto per quella erre moscia imparata con tanto sacrifico allo scopo di assomigliare a un industriale milanese pieno di soldi, la realtà è che il Cecchella ha un’umiltà da fare invidia.
Orfano dei miei compagni di Sarta Sarta, oggi ho colto l’occasione per approfondire la conoscenza con due elementi di spicco del podismo locale e soprattutto del circuito multimediale a tale sport dedicato. Oggi ho corso con il Cecchella e con la Ballerini. O meglio…nei pressi.
Lo scopo era quello di capire quali sostanze assumesse l’ingenua podista per tenere i ritmi insostenibili delle settimane scorse. La realtà è che non prende niente…in corsa. Prende qualcosa sicuramente a casa prima di partire.
Io e la Ballerini cerchiamo di sfruttare il vantaggio dato dal fatto che il Cecchella deve gestire le galliche iscrizioni ma alla prima villa il fulmine di San Giuliano ci ha già ripreso. Pensiamo che ci cài lì come il suo solito e invece ci fa bugiardi aspettandoci, tenendo un ritmo umano. Da gentiluomo.
Nel frattempo foto a go go per tutte le ville e nei vari giardini dove se si esce dal percorso segnalato lo si fa a proprio rischio e pericolo. In ogni giardino ragazzi in costume storico fanno da cornice all’evento. E’ qui che spiego alla Ballerini del mio recente passato come suonatore di chiarina in costume storico. “Di cheeeee??” E’ la tipica domanda di chi sente nominare questo strumento. Poi uno dice tromba…e capiscono subito!
La corsa prosegue e restiamo incredibilmente tutti tre uniti. Particolarmente toccante è il momento in cui il Cecchella ci descrive con minuziosità di particolari il motivo per cui sua moglie oggi non ha potuto accompagnarlo a Marlia. Sorvolando sulla descrizione, farà piacere sapere all’ignara influenzata che il problema del marito è stato cercare il bagno di riserva, piuttosto che offrirsi alla bisogna. Ma non vogliamo entrare negli equilibri familiari, visto che il mio dopo le foto di oggi sarà messo a dura prova…
La cosa strana è che nonostante ci troviamo ormai a metà corsa, siamo ancora tutti insieme (io sempre un pochino più indietro) e se per me e la Ballerini può essere comprensibile, il passo del Cecchella è al quanto strano, cosicché a turno cominciamo a chiedergli se non abbia qualche problema. Ma lui niente, ci liquida con una smorfia tutte le volte e ci rassicura che è tutto a posto. Sarà l’impressione, saranno le lenti a contatto che non contattano bene, sarà il pasticcione che la Ballerini ha preso prima di uscire di casa, fatto sta che ad un certo punto ci sembra proprio di vederlo zoppicare! “Tutto a posto, sicuro?” è la domanda che gli rivolgiamo con insistenza. Il gallo de’ galli rimane impassibile e senza una grinza ci assicura di stare benissimo. Facciamo finta di credergli nonostante quando si riparte dai ristori faccia molta fatica a riprendere il suo passo normale.
Altro momento commovente è la sosta davanti ad una villa dove si stava esibendo una Corale molto brava. Non così brava da farmi piangere come credevano i miei compagni odierni, a quello ci hanno pensato i pollini nei dintorni!
Siamo quasi all’arrivo e il Cecchella in una maschera di dolore ma senza proferir parola, allunga la falcata, seguito a ruota dalla Ballerini e all’altezza del carrellino porta tutto dal sottoscritto. Quando ormai è chiaro che non riuscirò a tenere il loro passo fino all’arrivo, arriva la bandierina rossa a salvarmi (Dio benedica quell’ uomo!) fermandomi per far passare una fila di auto ad un incrocio. Questo mi consente di arrivare al traguardo e riunirmi ai miei compagni addicendo come scusa il fatto di essere stato fermato proprio quando stavo per raggiungerli e superarli.
Ma è proprio qui che un Cecchella finalmente rilassato confessa in un unico sfogo “…ebbene sì, non ve ne sarete accorti ma mi faceva male un ginocchio!” E a noi che rincariamo la dose chiedendo il motivo del suo assoluto silenzio durante la corsa, risponde “…non mi piace esternare le mie sofferenze, sono fatto così!”
Grazie per questa prova di umiltà, ce ne ricorderemo sempre.
Peccato per l’ennesimo episodio in cui il Cecchella si dimostra “parsimonioso”. Non trovando il cartellino si presenta ugualmente al banco del pacco gara per ritirarlo mostrando i timbri sbiaditi nella mano. La signora inflessibile alla consegna però non è d’accordo e invita il Webmaster a identificarsi. La frase gli scappa prima che io e la Ballerini riusciamo a fermarlo “…lei non sa chi sono io!” La signora conferma di non saperlo e allora facciamo noi da garanti consentendo al Gallo di portare a casa l’agognata pasta. Segue penosa sceneggiata in cui lui si dice convinto di avere messo il biglietto da qualche parte…peccato, da un uomo così umile non ci si aspetta.
Per finire in bellezza faccio anche conoscenza con Cinzia e Massi di Cinzia e Massi, penultima creatura della Ballerini, o almeno così lei definisce tutti quelli che hanno avuto la svent…ehm il piacere di conoscerla!
Tanto per essere un briciolo tecnici, oggi ho fatto un po’ fatica a tenere il passo dei miei compagni che hanno sicuramente un livello di preparazione migliore del mio, anche se il ritmo è stato accettabile. Però è stata una buona occasione per scambiare quattro chiacchiere e per prendere qualche appunto, dal Cecchella per correre e dalla Ballerini per le battute (quella della faccia simpatica è stupenda!).
Un caloroso grazie a tutti gli organizzatori della corsa e soprattutto del rinfresco finale e soprattutto delle bruschette e sopratttutto delle torte e soprattutto del vino! Olé!

Alla prossima.

Sartamagù

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DOMENICA STUPEFACENTE

Un titolo così si adatterebbe perfettamente a una giornata come quella di ieri mattina, soleggiata contro ogni più ottimistica previsione, e alla corsa da me ribattezzata “Maratona di San Giuliano” che ne costituiva l’attrazione principale. Invece come spesso accade nella vita dobbiamo sprecare questa parola per sottolineare un comportamento poco ortodosso messo in essere da una nota giornalista amatoriale del podismo locale. Tempo al tempo.
Dopo la maratona di Roma la puntualità è diventata per me un punto d’onore ed è così che ho aperto la portiera del tassista Sartalook mentre la radio diceva: “…sono le ore 7,00”. Quando si dice spaccare il secondo! Ma noi siamo pur sempre i SARTACIGLIONI (e non come qualcuno avrebbe la presunzione di ribattezzarci in modo colto Saltaciglioni!) e se io non arrivo in ritardo c’è sempre qualcun altro pronto a prendere il mio posto. Oggi tocca a Sartaspeedy che si dilunga un po’ troppo con il proposito di alzarsi facendo prevalere per una mezz’oretta il proposito. E’ così che quando io e Sartalook siamo già pronti e caldi, Sartaspeedy sta ancora sfidando a duello tutti gli autovelox da Cecina a San Giuliano.
Ci viene incontro una solare Ballerini (programma scrittura Ceck docet) e ci propone di correre questa corsa con loro (gli Spensierati). Noi acconsentiamo volentieri, a patto di aspettare qualche minuto per l’attesa della nostra punta di diamante. Nel frattempo ci facciamo qualche foto artistica ma la Ballerini freme in modo sospetto per partire e noi, che siamo pur sempre i Baldi, gli facciamo presente che tanto la raggiungiamo in qualche minuto. Come no.
Ricompattato il trio Sarta, lasciamo San Giuliano e ci dirigiamo verso i Monti Pisani con Sartalook che taglia alla prima aiuola ripreso subito da noi altri con un perentorio “…cominici subito!”. E per la verità ne avrebbe ben d’onde visto l’agguato nel quale sta per cadere. Dopo pochi metri infatti si presenta il primo bivio che impone la decisione se prendere per 6-12km o 22-28km. Considerando il fatto che il percorso più lungo mai corso da Sartalook nella sua vita sono i 21 km di un mesetto fa e la sua totale inerzia in tale periodo, già 22km sembravano azzardati. Noi però con “mestiere” lo portiamo fino al bivio successivo che pretende la scelta definitiva: 22 o 28! Al grido di “…dai, tanto si va piano!” lo facciamo cadere nel trappolone e ai piedi della prima salita io confesso fra le risate sottovoce di Sartaspeedy: “…io nella tua condizione non l’avrei mai fatta questa 28km ma tu hai fatto bene…se te la sentivi!” Ormai è tardi per tornare indietro ma quando al primo ristoro la frase sibillina del volontario recita: “…bravi ragazzi, sarete preparati a dovere perché questa corsa non è per tutti!”, sembra di vedere uno sketch da teatro. Avessimo pagato qualcuno per dire la frase sbagliata al momento sbagliato non avrebbe saputo fare di meglio. Sartalook “ringrazia” tanto per l’avvertimento e riparte chiedendo di non aggiungere altro…per pietà.
Dopo qualche minuto raggiungiamo alcuni Spensierati fra i quali Graziella. Gli chiediamo quanto sarà distante Giuliana ma lei taglia corto dicendoci “…non la riprenderete mai!”. Da quel preciso momento abbiamo un solo obiettivo e si chiama Ballerini!
Fatta la seconda salita ci fermiamo al ristoro e ci dicono che la Ballerini è passata da un bel pezzo. Fra l’altro serpeggia un certo nervosismo tra gli Spensierati sparpagliati “…non si ferma neanche a bere, gli è presa così!” ci confessa un anonimo pluricolorato.
Ci dirigiamo fino al ristoro del Domenici situato a pie’ di Penna e ci dicono che la Ballerini è passato da un bel pezzo. Un saluto doveroso mentre gli ultramaratoneti si accordano per la prossima 100km del Passatore e via verso la vetta! – Mezz’ora di salita continua e a buon ritmo non ci tolgono una stilla di energia, mentre gli ultimi due “strappetti” promessi al ristoro del Maggini ci annientano definitivamente.
Mancano ancora una decina di km ma fortunatamente quasi tutti in discesa. Salita o discesa che sia, della Ballerini non v’è traccia. Tutti l’hanno vista passare da un bel pezzo! Prima dell’ultimo ristoro io e Sartaspeedy allunghiamo la falcata e sferriamo l’attacco finale alla pluricolorata in fuga. E a dire la verità al nostro arrivo al tavolo del the vediamo fuggire una maglia a strisce familiare ma la volontà di inseguirla viene stroncata dal nostro senso di colpa. Infatti Sartalook non si vede e decidiamo di aspettarlo. Dopo qualche minuto cominciamo a pensare di aver esagerato nel portarlo così prematuramente ad una delle corse più dure dell’intero panorama podistico locale. Ma quando i nostri pensieri ormai si rivolgono al peggio del peggio ecco che spunta il nostro bello guaglione con un sorriso smagliante e soddisfatto e dice di essersi dovuto fermare. Per i dolori? Per la stanchezza? Macché! “…ho trovato un posticino!” confessa l’alleggerito ragazzo.
Ormai è palese che non raggiungeremo mai la Ballerini ed allora optiamo per l’arrivo in parata. E’ lì che lei ci aspetta ancora fresca come una rosa e ci dice di aver camminato parecchio…di essere stata una palla al piede per il suo compagno di corsa Giovanni…ecc..ecc…
Tirando le somme possiamo dire che la Ballerini che tutti conosciamo non potrebbe mai aver tenuto un ritmo tale da non farsi riprendere da tre Baldi come noi. E’ evidente che c’è qualcosa sotto e quel qualcosa deve essere proprio stupefacente! Niente di ufficiale, intendiamoci, ma il fatto che la Ballerini abbia superato indenne i ferrei controlli antidoping del G.P. La Galla (ti fanno intervistare dal Cecchella alla partenza e all’arrivo!) non ci convince comunque. Già un noto esponente del La Galla aveva paventato questa ipotesi ma evidentemente non è riuscito a trovarne le contromisure per smascherarla. E’ per questo che domenica prossima, ponte permettendo, saremo alla Marcia delle Ville in quel di Marlia per ispezionare il fenomeno da vicino. E per rendervene conto, che vi interessi o no.
Ringrazio vivamente tutti gli organizzatori di questa splendida corsa per i sentieri e i panorami regalatici e sui quali non mi sono dilungato più di tanto in quanto le parole non rendono merito alle sensazioni provate. Ringrazio anche per il tempo scelto per l’occasione e invito a dare la formula agli Spensierati per la loro maratonina di Carnevale.
Unica nota negativa il voluto silenzio da parte del tirchione del Cecchella circa la possibilità di fare la doccia a fine gara presso gli impianti sportivi ed il tutto perché la bolletta, si è scoperto, arriva direttamente a lui. Quando si è brillanti lo si deve essere fino in fondo…

Alla prossima

Sartamagù
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NEW YORK CITY

Non abbiamo tempo per commentare questi stupendi e profondi articoli ma cogliamo lo stesso l’occasione fornitaci dall’Apple Store sulla 5^ strada per inviarvi un foto saluto dalla Grande Mela (che con Apple fa pendant) …

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Fango

db04abe799272f03a37124d9a084497a.jpg“Io lo so che non sono solo, anche quando sono solo…”
Infatti solo ci rimarrò ben poco. Oggi ero orfano dei miei compagni di ciglione, tutti alle prese con viaggi di piacere spacciati come fantomatici impegni di lavoro. Sartaspeedy al mare…mah, Sartaciccio in partenza per Niuiorche (scritto così in quanto viaggio non a scopo di maratona)…come no, e Sartalook in Egitto…ir colmo! Fatto sta che lavoro o no, l’unico che passerà il Week End a Montefalconi sono io. Buon per loro.
Parto da solo ma al secondo ristoro vengo raggiunto dal Medei Group al grido di “…tanto lo sapevo che ti trovavo a mangiare!”. In effetti da quando ho adottato il metodo “scorte piene, stomaco vuoto” di Luca Speciani la mattina prendo solo un caffè d’orzo con un paio di biscotti ma quando arrivo ai ristori faccio merenda come se fossi ad un pic-nic. Così quando parto lo stomaco è vuoto ma non per molto…
Nel frattempo mi saluta un amico, nonché ottimo musicista, spiazzandomi con un “…sapevo che correvi” al posto del “cosa ci fai tu qui?” che mi aspettavo. Io che già pregustavo il racconto delle mie tre maratone delle quali sicuramente aveva sentito parlare, vengo annientato dal vero motivo per cui ne era venuto a conoscenza: “…ho letto qualche tuo articolo”. Pregi e difetti della notorietà della rete.
Siamo in 4 o 5 ed il ritmo è abbastanza sostenuto, almeno fino a che non entriamo nella riserva di Montefelconi quando a decidere il ritmo più che la nostra volontà sarà quella del fango che troviamo!
“ …e rido e piango, e mi fondo con il cielo e con il fango…”
In compenso il kit-acqua del sottoscritto funziona alla perfezione e anche se utilizzato per tre gocce cadute dal cielo, tanto basta per bullarsene davanti ai compagni di oggi.
Per un po’ ci sforziamo di scansare le pozzanghere passando ai lati ma alla fine escono i bambini repressi dentro di noi e giù a diritto fino a mezza gamba! I rituali tentativi di schizzare i vicini sono frequenti quanto scontati. Lo so, sembra un remake di un articolo del Cecchella di qualche mese fa ma quando si tocca Montefalconi o ci si va vicino, va a finire che c’è sempre da schizzassi. Secondo me c’era il fango anche l’estate del 2003 quando si boccheggiava dappertutto.
Nel proseguo della corsa si moltiplicano le insinuazioni sul COLLEGA Medei circa il suo sospettoso furto d’auto subito. Sembra infatti che se la sia fatta rubare mentre lavorava e questo è molto strano vista la sua propensione a far lavorare gli altri!
Lasciando questi argomenti al lunedì, proseguiamo la corsa fino a che incrociamo quattro NUSBARI (di cui uno dotato anche di satellitare) che si erano persi nel bosco. Loro proseguono in direzione opposta alla nostra ma all’arrivo giungono prima di noi quindi presumo abbiano ritrovato la retta via…o almeno una scorciatoia.
Il momento più toccante è il ristoro in pieno bosco dove troviamo l’organizzatore materiale e spirituale di questa corsa, TURBO-SCHIMMENTI. Lo ringraziamo e lo salutiamo promettendo di aspettarlo all’arrivo a costo di spolverare il banco della fettunta. Ed è quello che faremo non prima di dar vita allo sprint del secolo. Io e il COLLEGA Medei ci prodighiamo in uno scatto da centometristi che bonariamente descriverò come finito in parità, anche se il fotofinih non sarebbe così clemente con il mio COLLEGA! Due però sono gli errori che facciamo. Il primo è l’ideale linea di arrivo scelta, che coincide praticamente con il tavolo del ristoro e più precisamente con il contenitore del the. Il secondo è il fatto che dopo lo sprint dobbiamo fare altri non so quanti km…e dopo averne macinati una ventina…siamo proprio due geni!!
Ripartiamo al piccolo trotto ma ad un certo punto decido che non potrò permettermi un altro sprint e allora allungo la falcata aspettando che il COLLEGA mi superi. Questo invece per pura galanteria mi lascia proseguire da solo fin sotto il gonfiabile e soprattutto fin sotto il tavolo della fettunta dove mi raggiunge e allegramente sferriamo insieme l’ultimo attacco. Quella al pomodoro poi merita un forcing tutto speciale!
Complimenti per questa bella corsa a tutti gli organizzatori ma soprattutto a Turbo-Schimmenti che se la prossima volta riesce a toglierci anche il fango gli paghiamo da be’.

Alla prossima, che poi è nientepopodimenoché l’Eco Marcia dei Monti Pisani, alias corsa del G.P. La Galla, caritatevole gruppo podistico che ospita articoli come questo: imperdibile!

Sartamagù

CAPANNE, BUONA LA SECONDA!

La prima infatti non era stata un granché.

Capanne Corre per me ha un sapore particolare, innanzitutto perché praticamente corriamo in casa e poi in fondo incarna il mio percorso ideale con qualche salita, anche dura, ma con tratti di pianura dove respirare. Io sono fatto così, amo la fatica ma anche il riposo…che dopo una bella salita trovo sempre meritato.

Poi avevo un conto in sospeso con questa corsa. L’anno passato infatti, dopo neppure un terzo del percorso mi ero dovuto fermare a stirarmi il mio legamento d’Achille e mi ero praticamente trascinato all’arrivo per puro orgoglio. Oggi invece volevo proprio godermi il percorso che si snodava da Capanne a Marti, passando poi per Varramista, di nuovo a Marti e su a Monopoli dove ci aspettava un passaggio trionfale fino al ritorno a Capanne.

Oggi rientro alle corse “ufficiali” dopo la maratona di Roma e per l’occasione avevo lanciato un tenue invito ai miei compagni di ciglione: “…propongo una corsetta tranquilla tipo gita scolastica”. L’unico a raccogliere l’invito è Sartalook che si immedesima nell’assente dell’ultimo minuto. Per dirla meglio c’ha dato bua per un po’ di neve! Colgo l’occasione per informarlo che avendo già acquistato il suo cartellino, riceverà a giorni la cartella esattoriale con tanto di interessi annessi e connessi.

Per Sartaspeedy invece non vige la regola del silenzio assenso e dopo aver evitato di rispondermi, parte come un razzo e tiene un ritmo spaventoso. Eppure me lo ricordavo sofferente e ansimante dopo l’arrivo di Roma…ma capirò più tardi .

Il clou arriva dal mattacchione Sartaciccio che dopo essere partito col suo proverbiale anticipo, racconta a tutti gli amici e anche al sottoscritto di avermi visto passare e di aver provato a chiamarmi cercando poi di rincorrermi senza peraltro riuscire a riprendermi. Hi hi hi ma ve lo immaginate qualcuno che non riesce a raggiungere me? Dai, non scherziamo!

Alla fine la mia gita scolastica si trasforma in una rincorsa perenne a Sartaspeedy ma tutto sommato ho retto bene i 21 km fino alla fine.

Stupendo come lo scorso anno (questo me lo ricordavo) il secondo ristoro con tanto di menù affisso, barzellette illustrate e panorama mozzafiato. Da segnalare il saluto devoto di rito al Gesù de Janeiro nel secondo passaggio a Marti e l’incontro al limite della commozione (da parte sua, chiaramente) con il nostro fondatore, Sartapergola che oggi era in veste di Vice Ministro della Pro Loco di Montopoli. Ma di lui parleremo un’altra volta se si deciderà a ignorare l’insignificante fastidio al groppone che lo fa andare a 90° e tornerà a battere i ciglioni che gli competono!

Il tempo per un salutino a moglie e figliola dalla finestra a Monopoli Center e via verso l’arrivo a Capanne, non prima di aver fatto finta di arrotare Sartasirio di servizio ad un incrocio.

Alla fine salutiamo Marco Domenici e lì capisco dove andava di fretta Sartaspeedy: alla 100 km del Passatore! E dire che dopo la maratona l’ho sentito con le mie orecchie: “…credevo di essere più in forma. E io che volevo fare la 100 km…” ed eccolo lì a fissare per iscriversi.

D’altronde il podismo è anche questo, quando finisci uno sforzo enorme come la maratona vorresti buttare le scarpe da un ponte, poi passa una settimana, le gambe cominciano a pruderti di nuovo e sei già pronto per un altro obbiettivo! La 100 km però la lascio a Sartaspeedy…io tengo famiglia.

Un caloroso grazie a tutta l’organizzazione di questa splendida corsa e uno anche ai Pappa Pappa che altrettanto ben organizzati presidiavano la prima linea del ristoro finale. Noi che siamo abituati a sartare i ciglioni però, un piatto di pasta ce lo siamo conquistati ugualmente!

Alla prossima.

Sartamagù

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ULTIMO !

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Questo è il titolo che ha vinto il concorso fra tanti altri per sintetizzare quella che (spero) rimarrà la corsa più pazza del sottoscritto. E nonostante tutto, potrebbe anche trarre in inganno. Sebbene non ci sia niente di male ad arrivare ultimo in una competizione sportiva, tanto più in una maratona, l’ULTIMO non si riferisce all’ordine di arrivo ma a quello di partenza!
Vi sarà capitato di essere gli ultimi ad uscire da uno spogliatoio di una palestra, di una piscina, di arrivare l’ultimo al pulman che partiva per la gita di classe. A me è successo anche troppo spesso. Ma arrivare ULTIMO alla partenza di una maratona come quella di Roma che contava circa 14.500 persone alla partenza non è proprio semplice. In effetti un imprevisto uno che deve presentarsi ad un’ora precisa a qualsiasi evento/appuntamento lo deve mettere in conto. Uno, non TRE!
Ricapitoliamo. Mi sveglio alle 6.20 e mi tolgo subito il pensiero delle lenti a contatto. Messe in due minuti. Tutto perfetto…forse troppo. Io e mia moglie cominciamo a sistemare le due cosine che ci eravamo portati dietro come bagaglio e che da quando abbiamo una bambina sono moltiplicate in maniera esponenziale. Non è per criticare mia moglie che ha il solo difetto di essere un pochino disordinata ma il sospetto che la mattina non ci sarebbero voluti “due minutini” come diceva lei per mettere a posto quella che sembrava essere un’esplosione in un hangar di bagagli, l’avevo fatto pacatamente presente. Fatto sta che partiamo dall’albergo alle 7.30 anziché alle 7.15 come previsto. E che sarà mai. Andiamo spediti alla fermata della metro dove le indicazioni del parcheggio sono come quelle delle fermate, pressoché inesistenti. Alla fine troviamo un parcheggio ma è pieno di persone con delle facce poco raccomandabili e che nella mia testa si presentano con l’immagine di chi si sta preparando a “cucinare” la mia povera Scenic. Un autista di autobus mi dice che c’è un parcheggio a pagamento per la Metro ma devo tornare indietro. Cosa che faccio per un paio di volte prima di imboccare la strada giusta. E se ne vanno altri 20 minuti. Infine l’apoteosi. Saliamo sulla Metro e dopo qualche fermata, questa non riparte. Dopo dieci minuti passa un addetto con tanto di chiavi quadrate in mano e dice che non possiamo ripartire perché una porta non si chiude. Dopo qualche minuto un altro addetto passa urlando quella che suona come una sentenza definitiva in cassazione: “…scendete tutti, prendete il prossimo!”.
Sono circondato da corridori della Fun Run ma di maratoneti nemmeno l’ombra. Comincio a vederla buia. Per accelerare tutte le operazioni, alla stazione Termini lascio anche la borsa con il cambio a mia moglie che a questo punto è carica di borse come lo è un albero di Natale di palline. Proseguo da solo e arrivato alla stazione Circo Massimo esco e comincio a correre. Lungo il percorso vedo le Hand Bike che sono già partite. Non ce la farò mai. Corro, corro, corro ma davanti mi si presenta un muro di non so quanti (tanti!) partecipanti della Fan Run pronti allineati e compatti per partire. Chiedo scusa a tutti quelli che con due parole innocenti come “scusi, permesso” ho scaraventato qualche metro di lato per passare. Arrivato a tre file dalla partenza vedo il cordone dei militari che tiene fermo il plotone di podisti con famiglie al seguito. La voce di un gentile romano “…ma ‘ndo voi ‘anna’? Aspetti che partimo noi e poi ci superi!” smorza le mie ultime velleità. Il problema è che l’idea di aver fatto quattro ore di macchina, una notte in albergo, tutto quello raccontato sulla mattina…per poi correre 4 km non mi entusiasma. Sono le 9.14 e credo 47 secondi e sento la voce dello speaker che preannuncia il via che sarà dato dal sindaco. Ma in quel momento una voce celestiale di lato mi chiama dicendo “guarda stanno a far passare altri per la maratona!”. A quel punto parto come un proiettile e con la parola magica “MARATONA!” sfondo le ultime tre file e il cordone dei militari che fortunatamente non oppongono resistenza.
Sono solo, con un fiatone da cavallo e la gola asciutta come solo alla fine di una maratona ricordo di essere stato, ma ci sono! Ringrazio la banda che sembra suoni solo per me e per i primi 2 km non mi rendo conto di niente. Dopo comincio a realizzare che forse sarò squalificato o non mi sarà preso il tempo…ma chi se ne frega! Ho visto l’ora di partenza, il tempo me lo calcolerò da solo. Anzi, se dopo tutto sono riuscito a partire mi sento in dovere di provare a realizzare il mio obiettivo di scendere sotto le 4 ore.
Mi sento come Schumacher quando partendo dai box in coda al gruppo ad uno ad uno superava tutti per rimontare verso le posizioni di vertice. O come Valentino Rossi che dopo un errore rimontava posizioni su posizioni. Come in quei casi erano saltati tutti i miei calcoli e nonostante mi dicessi di tenere un ritmo più lento, quella strana sensazione di dover rimontare mi spingeva ad andare troppo forte per le mie possibilità.
E’ così che raggiungo i palloncini delle 5h, poi quelli delle 4h45 e facendo un rapido calcolo penso che se raggiungo il Cecchella che ha i palloncini delle 4h15, essendo partito con un quarto d’ora di ritardo, chiudo la corsa in 4h. Ergo: “devo raggiungere il Ceck!”
A volte chi non pratica questo sport si chiede a che cosa si pensi per 42 km. Io per i primi 15 ho pensato a quest’articolo. E soprattutto al titolo. Ogni km me ne veniva in mente uno più bello. “La corsa più pazza del mondo”(scontato), “Radio Deejay, prova a prenderLi”, “Alla caccia der Cecchella”, ecc…ecc…
Nonostante non abbia fatto che superare atleti, alla mezza il ritmo che ritenevo buono viene ridimensionato dallo speaker, il quale nell’incitare chi sta passando comunica che con quel ritmo potranno chiudere la gara in 4h40. Per me 4h25. Rapido calcolo, devo aumentare.
E aumento. O almeno mi pare. Mi sento ancora bene ma ho il brutto presentimento che quella partenza “tranquilla” prima o dopo dovrò scontarla. Tutto bene fino al 25° km dove comincia la mia rituale “sofferenza”. Tutto sommato alla precedente maratona era cominciata al 21°…ci posso stare. Cerco di tenere un ritmo costante e fino al 35° ce la faccio. E’ lì che vedo un angelo con le sembianze di mia moglie che mi chiama. Anzi…è un’albero di Natale: allora è lei davvero! L’incitamento familiare e la rassicurazione che lei e nostra figlia non si erano perse per Roma chissà dove, mi danno l’ultima scarica di adrenalina che dura fino a Piazza del Popolo (circa al 38° km). Poi basta. Non so se sia quello che i professionisti chiamano “buio” ma è la cosa che sicuramente gli assomiglia di più. Metto le ridotte e penso a portare a termine la corsa correndo. Alla fine passerò sotto il traguardo allo scoccare delle 4h35′ che per me significa 4h20′.
Dopo essermi leggermente ripreso e cambiato ritrovo il mio compagno abbandonato Andrea, in arte Sartaspeedy. Con lui avevamo programmato una partenza lenta ma dopo avermi aspettato per un’ora fortunatamente ha deciso di partire da solo e fare il suo ritmo. Purtroppo anche lui chiude sopra le 4 ore e precisamente (a lui il real time l’hanno rilevato!) in 4h06’49” ma rimane la soddisfazione di averla comunque portata a termine con un tempo molto vicino all’obiettivo. E poi come dice lui “…non è mai scontato finire una maratona”.
A tal proposito, chi invece sembra non avere effetti collaterali post maratona è il Cecchella, il quale arrivando con i palloncini delle 4h15, confida con un filo di voce (che sicuramente avrà perso allo stadio) a Sartaspeedy che potrebbe fare ancora una decina di km. Beato lui.
Io invece non ce l’ho fatta neppure questa volta ad abbattere quel muraccio delle 4 ore ma la telecamera all’arrivo mi riprenderà sempre a braccia alzate e con un sorriso riconoscente stampato in faccia. Riconoscente verso chi mi da’ salute per correre e verso chi materialmente me lo permette nella vita quotidiana, fino a caricarsi come uno sherpa e seguirmi con figlia al seguito a 300 km da casa per abbracciarmi.
E’ per questo che ho deciso di interrompere l’attività per dedicarmi di più alla famiglia…per almeno tre settimane. (Hi, hi, hi e che pensavate!).

Ci vediamo a Capanne il 6 Aprile!

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1-2-3…CASINO!

Così cantava Jovanotti quando lo odiavo…adesso lo adoro. Così si può riassumere la mattinata odierna in compagnia di una combriccola niente male.
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E pensare che male era cominciato tutto. Fisso con i Sartaciglioni odierni promettendo di passare a prenderli alle 7.15 ma dopo aver visto l’orologio che segnava le 7.30 parto con una fila di sproloqui perché oltre tutto non riesco a trovare i vestiti per correre che avevo preparato accuratamente la sera prima. Ormai convinto di avere accumulato un ritardo imperdonabile, improvvisamente la sveglia delle 6.20 mi riconduce alla realtà e mi accorgo che era solo un sogno! Dopo un rapido e assonnato sguardo fuor di finestra mi accorgo che il cielo non promette niente di buono…ma neanche di cattivo. Allora comincia la risalita verso una giornata migliore del risveglio. Alle 7.00 l’apoteosi: un quarto d’ora netto per riuscire a mettermi le lenti a contatto, cosa alla quale avevo ormai rinunciato dopo le ultime tre gettate nel cestino, tanto da chiedermi se le mie lenti non fossero anziché usa e getta, solo getta.
Avrei potuto tornare a letto soddisfatto ma mi sarei perso un’altra giornata indimenticabile.
Il trenino podistico oggi ci porta a Vicopisano dove ricordo perfettamente di essermi innamorato di questo sport un anno prima. Precisamente alla (parziale, non avevo le lenti) vista panoramica che si poteva gustare prima della discesa finale verso l’arrivo. Oggi il percorso era invertito ma il panorama era ugualmente stupendo. Inoltre è qui che conoscemmo una pietra miliare di questo sport e cioè un fischiettante Biagini. Oggi non l’abbiamo visto ma speriamo che fosse troppo avanti per poterlo raggiungere.
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La notizia del giorno è il rientro della nostra punta di diamante, Sartaspeedy. Il velocipede la scorsa settimana era a Londra e scendendo dalla macchina la sua frase da scolpire nella pietra è stata: “Ormai mi alleno una volta ogni due settimane, sono finito!”. Poi parte e per riacchiapparlo ci vuole la Digos. Ma lui è fatto così, ad un ristoro commenta la sua fuga giustificandosi: “…se non si corre in salita…”.
A dire il vero anche Sartalook è in grande spolvero e quasi quasi gli sta dietro. A dire il vero anche la Gallerini sale bene…per non parlare del Cecchella che quando mi sorpassa mi svernicia. Cavolo! Sono solo io che vado piano!! Solo Graziella degli Spensierati tiene alta la mia autostima facendomi scappare via, salvo poi riprendermi ad ogni ristoro. Comunque non mi preoccupo. Ho capito che sono un diesel e mi ci vuole una decina di km per carburare. Di fatti pian piano riesco a raggiungere il gruppetto che mi aspettava annoiato per farci tutti insieme una foto “artistica”. Il più artistico fa un gesto che è coperto da copyright e quindi non ne posso parlare ma assomiglia tanto a quello che fanno i bambini che rimangono con le dita nella marmellata. Della serie…”dai, facciamolo tutti!” E poi tutti se ne vanno e il bambino rimane il solo a farlo…
Il tutto è ripreso dalla macchina fotografica del Cecchella al quale la Gallerini rivolge questo imperativo: “…non avrai il coraggio di pubblicarla!” Presto detto: foto n. 27 (IMG_0260).
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Unito da questo gesto il gruppetto si amalgama man mano che passano i km sotto il comune denominatore dello scazzeggio. L’apice viene raggiunto quando, facendo un’opportuna deviazione sul percorso, ci rechiamo a visitare il monumento ai caduti del Vega. 636c1988a0de211288839532a8f25ef2.jpgNon è che gli si renda proprio omaggio ma se non altro non abbiamo intenzioni cattive. Dopo una foto quasi irriverente ai “caduti” della corsa, b8acd69d7f03f52f9404073a1999fd8a.jpg ci facciamo qualche foto con sfondo mozzafiato ma soprattutto mettiamo alla prova l’abilità di Sartalook, detto anche “il mago dell’autoscatto”. Il risultato è sotto gli occhi di tutti nella Home Page! Unico perplesso è il Ceck che continua a ripetere “…come mai siamo tutti storti meno lui?” e io che gli ribadisco: “…non a caso è il mago dell’autoscatto!”. e483213b21d4098976b187da522f8c43.jpg Sartaspeedy infine si fa fotografare accanto ad un’ancora: non immaginerete mai cosa cantava mentre veniva fotografato…bfb4af62b6b0a5568030a8c2bfc3dc31.jpg
Ripartiti alla volta di Vicopisano, noi Sartaciglioni lasciamo andare il resto del gruppo che è decisamente più in forma e all’ultimo ristoro troviamo un appartamentino niente male appena ristrutturato e ideale per rigenerarsi dallo stress del lavoro. Purtroppo non ce lo vendono.
Sartalook accusa un po’ di stanchezza ma il suo l’ha fatto e anche benone. Io e Sartaspeedy che domenica saremo di scena alla maratona di Roma teniamo un buon ritmo aiutato anche dalla discesa. Poco prima dell’arrivo c’è pure l’occasione di vedere la Gallerini in accappatoio sexy (e poi fa tante storie per un c..o sopra la testa!) mentre la chiusura spetta al “precisino” di turno che in base ai calcoli appena pervenutigli da chissà quale ente superiore (immaginiamo lo stesso che ci palissona gli zebedei con i sondaggi per le elezioni!) ci informa che i km fatti non sono 25 ma 22. Inoltre si mostra INORRIDITO per il fatto che ci abbiamo messo 2h30..circa. Il precisino solo 2h! Buon per lui … che ha capito tutto!
Domenica dunque ci aspetta Roma e anche se questa non era una corsa da fare per una preparazione ideale la settimana prima della maratona, credo che qualche minuto in più lo sconteremo volentieri per non esserci persi lo spettacolo di questa mattina, fatto di incontri simpaticissimi e di panorami stupendi documentati molto meglio dai vari fotografi più che dalle mie parole.
Alla prossima!

Sartamagù

DUE DI PICCHE

Il titolo potrebbe indurre in qualche equivoco quindi meglio chiarire subito. Non si riferisce a chi non è stato presente alla “festa” della Porcari Corre, bensì a chi vi ha partecipato. Infatti gli astenuti erano tutti più che giustificati visti gli impegni importanti a cui si preparavano a fare fronte: Sartapergola al duro seppur remuneratissimo lavoro, Sartaspeedy al “lavoro” anche se non remunerato, Sartalook al “lavoro con straordinari” a proprie spese!
E’ così che alla partenza della loro prima PORCARI CORRE si presenta un inedito due di picche formato dal bolso impiegato e dal miope faticatore. Il secondo, stanco di sentirsi accusare dal primo di essere un ritardatario solo per un passato da non precisino ormai lontano, spacca il secondo e si presenta sotto il cantiere dell’amico alle 6,45 in punto. “Alla Porcari Corre bisogna arriva’ presto sennò ti ‘onviene parcheggia’ a Lucca” questo il profondo insegnamento del Panelli, personalità illustre di un podismo passato. E i due non si fanno pregare: alle 7,30 sono già pronti e cartellinati col nuovo metodo “SartaSirio, pensaci te!”, allorché si guardano intorno e vista l’aria freschina intorno allo 0° decidono di partire. Il serpentone dei 7.000 partecipanti d’altronde si era già mosso da un pezzo in quanto sotto la scritta Holliwoodiana PORCARI CORRE si vedevano già le magliette colorate dei podisti.
Il ritmo dei due è abbastanza blando ma Sartaciccio, avvertito da Sartamagù di non spaccargli i maroni con i soliti “…se vuoi andare vai!” non fa una piega anche se ogni tanto si lamenta a denti stretti per le prime asperità del percorso.
Oggi però il clima è più da gita scolastica che da gara podistica. Il freddo secco e asciutto si contrappone in maniera perfetta al calore corporeo durante la corsa e la leggera brezza rende la giornata limpidissima. E poi, come in tutte le gite scolastiche il momento più bello: LA MERENDA!
Ogni ristoro una meraviglia…con sorpresa!
Il primo, tanto per cominciare bene la giornata, oltre a dolci di tutti i tipi presenta uova in padella con pancetta. Sarebbe bello fare una scorpacciata e tornare indietro ma i due si accontentano di un the caldo, una fettina di torta e via.
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Fra il primo e il secondo ristoro c’è un intermezzo medievale nel centro storico di Montecarlo. Tanto per rimanere in tema: fagioli all’uccelletta e vino bono!
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Ci sarebbe da piangere a rinunciare a tanta grazia ma a Porcari hanno pensato anche a questo. E allora via con una pioggia di fazzolettini “catapultati” nel vero senso della parola dagli armigeri di turno. Il prode Sartaciccio non perde un colpo e si ritrova un pacchetto di fazzolettini direttamente dentro la manica. “La mia donna ne va pazza!” è il suo commento. “Mah!” Pensa il compagno.
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Fatto parzialmente onore alla medievale pietanza, i due si dirigono a grandi falcate verso il secondo ristoro. Questo offre oltre a frutta secca e fresca, macedonia e dolcetti vari, una vassoiata di cannoli al cioccolato. Il biondino volante, alle prese con un crampo ad un polpaccio si dice convinto di mangiare solo banane in quanto benefiche allo scopo. Sartaciccio ci casca ma quando vede Sartamagù trangugiare un cannolo si inalbera e ne scaturisce la seguente discussione:
“ – …allora io mi limito e te inghiottisci cannoli?
– Ma lo faccio per il crampo.
– E che c’entra il cannolo con il crampo?
– Per far scendere più velocemente la banana al polpaccio!”
Per niente convinto della giustificazione dell’amico, il bolso si avvicina al tavolo dei cannoli e ne mangia uno gigante. Poi ne mette 4 o 5 in tasca biasciando la solita frase: “La mia donna ne va pazza!”
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Arrivati al bivio della 20/25km i due si separano e comincia una rincorsa di Sartamagù per annullare la distanza che li divide all’arrivo. In questo modo cerca di togliere anche quella che il Sommo definisce ruggine.
Ma ci sono ancora tre ristori e il piacere di soffermarsi a godere anche solo con gli occhi di tanta grazia è superiore a qualsiasi ruggine.
C’è anche da ammirare il famoso Quercione, una quercia di 400/500 anni che per alcuni rami ha bisogno di sostegni perché non si spezzino! Davanti salutano e ringraziano Pinocchio & c.
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Il terzo ristoro offre biscottini come quelli fatti dalla mamma di Sartamagù (chiamati passere nel borgo Montopolese), altri biscotti di pasticceria e vin santo all’occorrenza.
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Il quarto ristoro invece accosta ai consueti dolci tradizionali, una vassoiata di uova sode con relativa salsina da accompagnamento.
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L’ultimo ristoro è quello che lancia la volata verso l’arrivo. Se dalle caffettiere giganti esce un caffè con panna che solo il ricordo di un amico aggrappato ad un ciglione con in mano un tovagliolino fa desistere Sartamagù dall’assaggiare, al passaggio davanti alla China calda il ricordo prende la forma delle montagne innevate e di quel caldo che scorrendo dentro ti rimette al mondo: a quello non si può proprio dire di no.
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Fatta benzina Sartasbronzo si dirige verso la discesa finale, non prima di aver fatto un ultimo sforzo per vedere il punto più panoramico della corsa: il poggio che guarda l’arrivo e il relativo supergonfiabile Regina, proprio da sopra la scritta Porcari Corre.
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All’arrivo c’è già un euforico Sartaciccio che lo aspetta con l’aria di chi ha messo le radici. Bene! vuol dire che il pizzuto corridore fra pochissimo sarà pronto a dare battaglia sulle lunghe.
Nel frattempo si mette a disquisire sui soliti pappa-pappa che arraffano tutto, ecc. ecc. quando ad un tratto sparisce senza preavviso dalla vista di Sartamagù riapparendo dal nulla con 15 cartocci di latte S.Ginese dicendo “La mia donna ne va pazza!”. E’ così che con in mano i rotoloni Regina, il marsupio vinto come premio speciale, i fazzolettini di carta, i cannoli raccattati al ristoro, 15 cartocci di latte e un mazzo di fiori per i quali immaginiamo (e speriamo per lei) tutti la sua donna sarebbe andata pazza, Sartaciccio si avvicina al tavolo della fettunta e cerca di prendere una fettina. Dopo circa 20 minuti riesce con un carpiato d’autore a mangiare una fetta di pane lanciando tutto in aria e ingoiando la fetta prima di riprendere il bottino al volo. Quando un premuroso Sartamagù gli chiede se vuole un bicchiere di vino, il compagno conviene che non è il caso di provare un altro carpiato. Per oggi va bene così.
Finale comico con Sartamagù che alla 30° fetta di pane con l’olio si accorge di avere una mano unta e cerca un tovagliolino di carta: nel regno della Regina ci mette una quarto d’ora a trovarlo!

Così Porcari corse e il prossimo anno speriamo di correrla tutti insieme!!

P.S. Ah, dimenticavo: ‘un s’è finito tutto, quarcosa s’è lasciato anche a voi!
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Alla prossima sulla Verru’a.

M.D.

GLI INFILTRATI (una storia vera)

A dire il vero ci siamo cascati tutti…

…la vera storia ha inizio la settimana precedente il 10 febbraio, data dell’uscita sanminiatese, allorché gli ingnari Sartamarmi, Sartapergola e Sartaciccio ricevono la subdola telefonata del famigerato Sartamagù che li invita a presenziare ai festeggiamenti per il primo compleanno della figlia Ester che si terranno sabato 9.
“… venite in tuta, è una merenda-cena informale, siamo in pochi …” le solite parole di circostanza.

A nessuno viene in mente che “quel” sabato è il sabato precedente di “quella” domenica. La domenica del Sombrero.

Puntuali come non mai, i tre dell’Ave Maria si ritrovano nel tardo pomeriggio nella medievale casa torre del miope ragioniere che, con fare mellifluo, li fa accomodare e soprattutto prendere coscienza su cosa intendeva per merenda-cena.
Tavolate imbandite, piene fino all’inverosimile di succulenti pietanze al cospetto delle quali i fastosi banchetti di Lucullo sarebbero sembrati un pranzo da Mc Donald, camerieri impettiti, e soprattutto personalità di spicco del podismo pisano di cui, per rispetto della privacy, non indichiamo le generalità.
La serata scorre tranquilla, apparentemente senza intoppi, l’attento Sartaciccio però intuisce che c’è qualcosa di strano ma non capisce cosa; tutto perfetto, troppo perfetto … Sartapergola che assicura che il suo mal di schiena è ormai dimenticato, Sartamarmi che, con convinzione, prende accordi per il mattino seguente, Sartaciccio stesso che promette puntualità sulla partenza e soprattutto Sartamagù , perfetto intrattenitore domestico che congeda tutti a fine serata (e mangiata) col sorriso sulle labbra; tutto perfetto, troppo perfetto …

Ma la notte porta consiglio … e a dire il vero ci sono cascati tutti !

Proprio nottetempo infatti ritornano bene in mente a Sartaciccio le lezioni del vecchio professor Aringhieri sullo STURM und DRANG, quel movimento culturale tedesco che, seduto sul vaso , ricollega, con un processo onomatopeico, al suo stato intestinale.
Ed è con questo andirivieni di “pensieri” che il provato Sartaciccio si presenta, di primo mattino alla partenza … è in perfetto orario ma dei compagni di merenda nessuna traccia … ricollega i pensieri, la nottata, l’assenza di Sartamarmi e Sartapergola e soprattutto il ghigno sorridente del biondino appena arrivato e tutto gli è finalmente chiaro!
Persino l’arrivo in ritardo di Sartaspeedy ha il chiaro intento di confondergli le idee; ma l’inganno non riesce, è ormai tutto chiaro.
Sartamagù, Sartaspeedy e Sartalook svolgono, per conto della GALLA, un’azione volta a disgregare la solidità del gruppo dei Sartaciglioni eliminandone, con azioni mirate (leggi merenda-cena) gli elementi di spicco.
Ma stavolta il piano non è riuscito; se Sartamarmi e Sartapergola non ce l’hanno fatta Sartaciccio, arrancando ed ansimando è riuscito a portare a termine l’ardua prova, tenendo in alto la bandiera dei “veri, onesti e non miopi” Sartaciglioni, smascherando tra l’altro anche l’ignobile pantomima che ha coinvolto il grande Marco Bracci, anch’esso della GALLA.

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Vediamo adesso cosa si inventerà il machiavellico biondino domenica prossima … i veri Sartaciglioni lo aspetteranno al varco gridando:

Me muevo a Porcari no puedo parar
con este ritmo loco no paro de saltar
por esto te digo la marcha sigue igual
y sigue saltando
saltando sin parar

salta salta salta salta salta sin parar …

Michelangelo Merisi